giovedì 22 novembre 2012

La nostalgia di ciò che non si ha



Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito. 
Antoine de Saint-Exupéry


Sì, dobbiamo far rinascere in chi ci circonda la voglia di democrazia e partecipazione! Dobbiamo insegnare loro la nostalgia della libertà.

Montague Dawson, A roll to Loo'Ard (1956)


sabato 18 agosto 2012

Cronaca di un disamore

Ivan Cotroneo

pp. 152
Bompiani 2009
Euro 7,90
recensione di
Paola Borraccino







C'è tutto l'amore del mondo in questo romanzo/racconto lungo di Cotroneo: il romanticismo dei sonetti di Shakespeare, il tormento di Cime tempestose, la tensione erotica dei libri di Lawrence, ogni goccia di letteratura su questo tema qui si condensa e si sublima.

Poesia in prosa. Poesia d'amore e sull'amore, tra le più belle che siano state mai scritte. E sicuramente perché il libro è pieno di citazioni, parafrasate o integrali, di autori famosi, ma questo non rende l'opera meno originale, semmai aggiunge al piacere della lettura quello del gioco intellettuale "scopri chi l'ha scritto".

La trama è uguale a quella di tutte le storie del mondo: due persone si incontrano, si amano e poi uno dei due abbandona l'altro. Il fatto che la coppia in questione sia costituita da due ragazzi è un particolare irrilevante ai fini della narrazione: chiunque abbia amato non potrà non immedesimarsi nei tormenti di Luca, il protagonista e voce narrante.

Al di là del tema universale, vale la pena di leggere Cronaca di un disamore per la scrittura: Cotroneo riesce mirabilmente a coniugare tecnica e ispirazione; ha uno stile pulito, lucido, una sintassi perfetta e un lessico moderno, ma ricco.


È difficile parlare di un romanzo di questo genere, così scarno e monotematico, senza cedere alla tentazione di riportare interi stralci del libro, infatti selezionare solo un periodo del testo è stato difficilissimo; sicché, ricollegandomi all'inizio del mio post, mi limiterò a scrivere che il libro andrebbe classificato tra le raccolte di poesie con un diverso titolo, Cronaca dell'amore.

Voto 8 e 1/2

Consiglio
Per tutti gli uomini e donne dai 14 anni ai 120 che hanno amato, ma sconsigliato a coloro che ancora stiano cercando di strapparsi una persona dal cuore.

La citazione p. 38
Luca pensa: è questa fiducia insensata che odio, questa specie di convinzione per cui tutto questo amore, tutta questa energia che porto dentro non può andare buttata via. Qualcuno, da qualche parte, quando ero piccolo, deve avermi detto che quando si è così amati non si può non amare, che non vi è ostacolo al passo dell'amore, e quel che amore vuole, amore osa. Ed io lo so adesso, lo so bene, che questa è la più grande cazzata del mondo, eppure non riesco a mollare, non riesco a mollarti, non riesco a non pensarti. Ogni ora che passa è sempre un po' peggio. Dovrei avere il coraggio di prendere tutti i nostri giorni e buttarli via, senza pensare più. Non si tengono i ricordi di un delitto. E tu salvami che sto affogando nel mare, e poi picchiami a sangue sulla spiaggia e farmi tornare me stesso.

Altre citazioni sul blog Scripta manent; mentre per una recensione più articolata si può leggere quella di Barbara Gozzi sul blog Lankelot.

martedì 19 giugno 2012

Niente

Janne Teller

pp. 118
Feltrinelli
Euro 12
recensione di
Paola Borraccino






Spietato e bellissimo come l'alba che sorge sul campo di battaglia all'indomani di un combattimento cruento che ha lasciato innumerevoli vittime. Il romanzo della danese Janne Teller racconta una storia cattiva che mitraglia speranze e illusioni, illuminando brutte verità da cui distogliamo lo sguardo inorriditi, ma inutilmente: certe folgorazioni rimangono impresse nella memoria e continuano a strisciare nella mente del lettore anche a distanza di diversi giorni da quando si è terminata la lettura.

Non sorprende, dunque, che tradotto in tutto il mondo, fin dalla sua comparsa nel 2000, Niente abbia suscitato polemiche accese, fino all'esclusione dai programmi in certe scuole in Norvegia e in Germania, o al rifiuto di venderlo da parte di librerie francesi e spagnole. Così come non sorprende che unanime sia stato però il fenomenale successo di pubblico e critica, supportato da premi e riconoscimenti, quali "miglior libro del 2010" per il settimanale tedesco "Die Zeit", che ne hanno fatto un classico contemporaneo (dalla recensione di Girasonia76 blogger di Cuore d'inchiostro).

Ciò che rende la storia perfida è il fatto che abbia per protagonisti dei ragazzi di 13 anni. L'associazione spontanea è quella con il Signore delle mosche di Golding; infatti l'autore inglese e Janne Teller, pur avendo stili diversi, condividono molti elementi. L'ambientazione è realistica, anche se la situazione da cui si dipana la storia è paradossale e non verosimile in entrambi i casi, la prosa è lineare e semplice, eppure tagliente e mai piatta. I bambini/ragazzini sono capaci di compiere sevizie terribili con scienza e (in)coscienza. Gli adulti non ci sono e, anche quando sono presenti, non riescono a svolgere il proprio ruolo di adulti, di guide, di portatori di regole, di depositari del "senso".

Per quanto riguarda la trama dalla quarta di copertina leggiamo: "Se niente ha senso, è meglio non far niente piuttosto che qualcosa" dichiara un giorno Pierre Anthon, tredici anni. Poi, come il barone rampante, sale su un albero vicino alla scuola. Per dimostrargli che sta sbagliando, i suoi compagni decidono di raccogliere cose che abbiano un significato. All'inizio si tratta di oggetti innocenti: una canna da pesca, un pallone, un paio di sandali, ma presto si fanno prendere la mano, si sfidano, si spingono più in là.

Ascoltiamo, comunque, l'autrice in persona.


Ho cercato l'opera della teller in libreria, perché avevo letto molte recensioni e, come pochissime altre volte è capitato, ho constatato che il libro era all'altezza delle lodi ricevute; Niente è, effettivamente, un capolavoro moderno, un libro che diventerà un classico.

Ho iniziato a leggere le prime pagine in libreria per essere sicura dell'acquisto e poi non ho potuto più fermarmi fino all'ultima pagina.
In una spasmodica apnea di un'ora e mezza (forse meno) continuavo a tenere gli occhi fissi sulle pagine e stringevo le pagine quasi aggrappandomi al libro per paura di cadere, a causa della vertigine interiore che la lettura mi provocava; tanto è vero che soltanto quando sono uscita, mi sono resa conto di avere le dita intorpidite dallo sforzo prolungato. L'intera narrazione possiamo considerarla una climax: instilla una tensione nervosa, una attesa angosciante che permane, perché il finale non portà con sé neanche una catarsi. Lacerante.

Voto 8 e 1/2

Consigliato soltanto a chi sia una persona equilibrata e salda. Gli interrogativi che pongono questi ragazzini alla ricerca del senso della vita sono ineludibili e diretti come la sequela dei "perché" dei bambini: obbligano a cercare una risposta vera a domande fondamentali. E le risposte potrebbero non piacere, perché si rischia di constatare che
 
Ciò che hai scoperto con orrore, risulta poi essere la semplice verità.
Elias Canetti

Per questo, vietatissimo per i minorenni. Tendenzialmente sono contraria alle censure, ma questo è un libro pernicioso, può spingere al nichilismo e gli adolescenti non ne hanno davvero bisogno (su giovani e nichilismo si legga lo speciale "Adolescenza: le ceneri del senso della vita" su Doppio zero).

La citazione
La citazione potrebbe essere quella sopra riportata ("Se niente ha senso, è meglio non far niente piuttosto che qualcosa"), ma ciò che conta è la narrazione nel complesso.


Altre recensioni consigliate
blog Diario di pensieri persi
Leggo per legittima difesa .

giovedì 14 giugno 2012

Una cosa divertente che non farò mai più

David Foster Wallace
pp. 148
Minimum fax 2012
Euro 12,50
recensione di
Paola Borraccino







A chi questa estate non potrà permettersi una crociera consiglio di investire una dozzina di Euro in questo libricino, dal titolo che arriva dritto al punto. D'altronde un  titolo così è fatto per colpire e con me ha raggiunto l'obiettivo: ho preso il libro dallo scaffale, l'ho sfogliato e sono passata a pagare alle casse.

Avevo voglia di una lettura piacevole ed ironica e il racconto lungo di Wallace non ha deluso queste semplici aspettative; diverso sarebbe stato, invece, se io avessi dato credito alla frase riportata sulla copertina del Guardian ,"Un libro che non si riesce a smettere di leggere neanche mentre ci si lava i denti" (sempre ammesso che ci sia qualcuno che abbocchi alle lodi sperticate tratte da recensioni compiacenti stampate sulle fascette o sul retro!).

"A supposedly Fun Thing I 'll Never Do again" (traduzione letterale: "Una cosa che si presume essere divertente che non farò mai più") originariamente nasce come un articolo commissionato allo scrittore dalla rivista americana Harper , per narrare l'esperienza di una crociera extralusso di una settimana nei Caraibi con una grande compagnia leader nel settore. (*)
Nel 1995 Wallace, quindi, come egli stesso scrive "volontariamente e dietro compenso", compie questo viaggio da solo, annotando su un taccuino impressioni, notizie, futilità, insieme a riflessioni anche serie.
Tornato nella sua città, Chicago, la rivista committente dà alle stampe il lungo resoconto, riscuotendo un generale apprezzamento; sicché, dopo numerosi rimaneggiamenti, l'autore decide di far pubblicare il testo sotto forma di libro nel 1997. In Italia la prima edizione, sempre ad opera della Minimum fax, risale al 1998.

Confesso che non conoscevo prima d'ora DFW (come lo chiamano affettuosamente dai suoi fan), il quale, invece, ho scoperto essere molto famoso ed amato; è stato una bella sorpresa, che mi ha indotto a fare una piccola ricerca sul web.
Il materiale abbonda, ma tra i vari testi che si possono leggere gratuitamente on line, mi permetto di segnalare le "perle di David Foster Wallace", ossia i brani selezionati dalla casa editrice Minimum fax sul proprio sito e, ancora più importante, la trascrizione del discorso** di David Foster Wallace per la cerimonia delle lauree al Kenyon College il 21 maggio 2005 (dal sito Nazione Indiana). Un discorso notevole in cui possiamo comprendere la poetica dell'artista, ma, ancora di più, possiamo intuire le forti lacerazioni interiori che lo hanno accompagnato per tutto l'arco della sua vita. E bene ha fatto la casa editrice Einaudi a raccogliere il testo (insieme ad altri sei "uncollected") in un libro, Questa è l'acqua.

Per tornare, invece, al libro "Una cosa divertente che non farò mai più", in descrizioni semplici ed ironiche DFW riesce a far scivolare vere e proprie annotazioni antropologico-esistenziali, questa è la forza dell'opera. Per quanto riguarda gli aspetti negativi non ci si può esimere dal rilevare che rimane pur sempre un articolo per una rivista, quindi un qualcosa concepito e confezionato per essere letto una volta, strappare un sorriso e poi essere abbandonato sul sedile del treno/aereo/panchina affinché un altro viaggiatore possa ingannare piacevolmente l'attesa.

Ed è così che farò io: libererò questo libro, mediante bookcrossing, in qualche luogo e acquisterò un testo serio di Wallace (non intendo serioso, bensì più rappresentativo della sua arte "La ragazza dai capelli strani", "Brevi interviste con uomini schifosi" o anche l'ironico "Tennis, tv, trigonometria, tornado"). Non per niente, in un saggio pubblicato dalla rivista Tracce Luca Doninelli scrive che Wallace "non è uno scrittore per tutti", perché la sua opera è vastissima e perciò tocca una molteplicità degli aspetti della vita odierna, che possono urtare la sensibilità di molti. Per questo, oltre che per la difficoltà di molte sue pagine, benché si tratti di uno scrittore consigliabile a persone giovani (18 anni in su) è importante che questi giovani non siano lettori deboli.
Doninelli aggiunge poi: "Attraversare l'opera di un vero scrittore è come attraversare un mare: ci voglion buoni, rudi marinai" e io, da buona levantina, ho sempre sentito il richiamo del mare.

 Voto 6 e 1/2

Consiglio

A chi non può partire in crociera, ma soprattutto a chi si accinge a partire consiglio di metterlo in valigia e/o sul comodino. Comunque, se si deve fare una lunga coda alla posta o si cerca qualcosa da portare sotto l'ombrellone della spiggia di casa (sull'esempio di Ostia, Fregene, ma anche Pane e pomodoro a Bari) è perfetto.

La citazione pp. 70-71

"Occorre ammettere che nel tipo di viziatura da personalità A della Nadir c'è qualcosa che può fotterti il cervello e che l'invisibile, maniacale donna delle pulizie fornisce l'esempio più chiaro di quanto sia raccapricciante tutto questo. Perché, a pensarci bene, non è esattamente come avere una mamma. Lasciamo perdere il senso di colpa, quanto sia petulante, eccetera: ma una mamma ti pulisce la camera soprattutto perché ti vuole bene - sei tu il centro, sei tu in qualche modo il vero fine delle pulizie. Sulla Nadir, invece, una volta esaurito il senso di novità e di comodità, comincio a scoprire che tutta questa cura fenomenale non ha niente a che fare con me.
[…] La sensazione non è molto diversa da quando siete ospiti a casa di qulcuno che fa cose come intrufolarsi la mattina per rifarvi il letto mentre siete sotto la doccia, vi piega i panni sporchi o li mette in lavatrice senza chiedervelo prima, vi svuota il posacenere dopo ogni sigaretta che fumate, eccetera. Per un po', una padrona di casa del genere vi sembra fantastica e vi sentite curati, apprezzati, rassicurati e degni, eccetera. Ma dopo un po' cominciate a intuire che la padrona di casa non si comporta così per affetto o riguardo verso di voi, ma più semplicemente obbedisce agli imperativi di qualche sua nevrosi personali che ha a che fare con la pulizia domestica e con l'ordine… e questo significa, visto che obiettivo e oggetto finale della pulizia non siete voi quanto la pulizia e l'ordine in sé, che la vostra partenza sarà per lei un sollievo".


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* Ovviamente questo accadeva prima che Schettino si insinuasse nei pensieri dei croceristi di tutto il mondo: il naufragio della Concordia - per quanto sia cinico ammetterlo- ha spalancato un universo di facili ironie!

** Puoi ascoltare qui il discorso in lingua originale: "A speech given by David Foster Wallace at the 2005 Kenyon College commencement ceremony "(1 parte) (2 parte) e, cliccando qui, puoi leggere la trascrizione in inglese del testo "David Foster Wallace, in his own words" da More Intelligent Life.com).


lunedì 28 maggio 2012

Divorzio alla turca

Esmahan Aykol
pp. 318
Sellerio editore
Euro 14
recensione di
Paola Borraccino







Somiglia a casa nostra la Turchia descritta da Esmahan Aykol, purtroppo! Un certo spregio delle regole da parte dei potenti, i soliti eroi borghesi che con abnegazione e buona volontà cercano di impedire la distruzione e lo sfacelo completo. Poi le atmosfere, il modo di porsi delle persone.
Balena in mente la frase del film Mediterraneo di Salvatores "...Italiani! Una faccia una razza". Dovremmo rammentarlo a noi stessi che condividiamo lo stesso straordinario retroterra culturale: secoli di incroci e di convivenza (fosse anche bellicosa) hanno creato un legame con questo popolo. Confesso che anch'io, soltanto dopo un recente soggiorno in Turchia, ho rivisto l'idea che astrattamente mi ero fatta di questo paese, a conferma di ciò che dice Miguel de Unamuna, secondo cui "il razzismo di cura viaggiando".

Questa premessa spiega il perché mi sia avvicinata al libro di Esmahan Aykol (titolo originale "Scheidung auf Türkisch"): sono incuriosita dagli autori turchi che hanno vissuto in Europa, perché restituiscono uno sguardo particolarmente attento sui propri connazionali; le loro analisi sono articolate perché possiedono maggiori strumenti critici.
Ho apprezzato gli scanzonati racconti gialli di Jacob Arjouni, il tenero film "Soul kitchen" di Fatih Akin, ma anche il telefilm sempliciotto ma brioso "Kebab for brekfast".

Insomma, ero benevolmente disposta nei confronti di questo libro. E invece mi sbagliavo.

L'autrice scrive in maniera corretta, ma piatta. Il racconto nel complesso è mediocre. I protagonisti sono insulsi, non si riesce a creare un rapporto di umana simpatia neanche con la vittima (si tratta di un giallo). Non c'è un personaggio che abbia il minimo appeal. L'impianto del racconto è banale.

Sulla quarta di copertina si legge: "Terzo caso per l'avventurosa Kati Hirschel, la libraia di Istanbul, venuta dalla natia Germania, ma ormai più stambuliota di chiunque altro ... Da poco tempo proprietaria di una nuova casa, giunta al negozio Kati riceve la telefonata del suo collaboratore, il mondano Fofo le dice che su internet c'è una notizia ... è morta Sani Ankaraligil, sposa del rampollo di una delle casate più in vista del paese. La signora aveva avviato le pratiche del divozio".

Come svolge le indagini questa investigatrice per caso e per curiosità? In modo dilettantesco e poco convincente. L'autrice scrive senza cognizione di causa; tutto è abbozzato e approssimativo.
Poi un tratto stilistico (per così dire) davvero insopportabile: l'io narrante in prima persona si rivolge di continuo ai lettori, come in una brutta televendita Aykol non rinuncia mai ad ammiccare e a chiamare l'applauso.

Ciò che salva il testo è qualche accenno al paese reale, veloci istantanee di quotidianità, per il resto bocciato.

Voto 5 1/2

Consiglio
Non ho letto i precedenti lavori della medesima autrice, Hotel Bosforo e Appartamento a Istanbul, ma sono più famosi di quest'ultimo e non potranno essere peggiori (per lo meno voglio ben sperarlo!); forse è meglio sfogliare in libreria uno dei due prima di un eventuale acquisto, visto che Divorzio alla turca proprio non lo consiglio.

La citazione p. 157

"Come potete ben immaginare, fui costretta a rassicurarlo. Non potevo stare seduta in casa sua a bere caffè e contemporaneamente dargli dell'assassino. Sarebbe stato molto sconveniente".

domenica 1 aprile 2012

Non crederai mica di vivere in una democrazia?


Bud Fox: Ho appena saputo che stai svendendo la Blue Star, perché?

-       Gordon Gekko: Ieri sera leggevo a Rudy la storia di Winnie Puh e del vaso di miele, sai che successe?
      Ci ficcò il naso una volta di troppo e ci restò appiccicato.

-        B.: Forse dovevi leggergli Pinocchio. Tu parlavi di raddrizzare la Blue Star e non di capovolgerla e vuotarla. E questo usando me!

-        G.: Sei cieco e stai camminando senza bastone e vai a sbattere contro le porte che si aprono col denaro.

-        B.: Ma che bisogno hai di smontare la compagnia?

-        G.: Perché è smontabile, va bene?! Ci ho dato un’altra occhiata ed ho deciso di cambiare idea.

-        B.: Se quella gente perde il lavoro non saprà dove andare! Mio padre ha lavorato per 24 anni. Io ho dato la mia parola.

-        G.: È tutta questioni di soldi, ragazzo: il resto è conversazione. Ehi, Buddy, sarai sempre Presidente, va bene?! E quando sarà arrivato il momento, riceverai una liquidazione d’oro. E con tutti i soldi che ti troverai, tuo padre per tutta la vita non dovrà più pensare al lavoro.

-        B.: Allora dimmi, Gordon: per te quando finirà, eh? Ma quanti yacht potrai tirarti dietro? Quando è che basta?

-        G.: Non è questione di bastare, ragazzo. Il denaro c’è, ma non si vede: qualcuno vince, qualcuno perde. Il denaro, di per sé, non si fa né si perde, semplicemente si trasferisce da una intuizione ad un’altra. Magicamente. Quel quadro lì lo comprai 10 anni fa per 60.000 dollari, oggi potrei rivenderlo a 600.000. L’illusione è diventata realtà. E più reale lei diventa e più accanitamente la vogliono: il capitalismo al suo meglio.

-        B.: Quand’è che basta, Gordon?

-        G.: Il più ricco 1% del Paese possiede metà della ricchezza del Paese, 5 trilioni di dollari: 1/3 di questo viene dal duro lavoro, 2/3 vengono dai beni ereditati, interessi su interessi accumulati da vedove e figli idioti e dal mio lavoro, la speculazione immobiliare-mobiliare. È una stronzata. C’è il 90% degli Americani là fuori che sono nullatenenti o quasi. Io non creo niente! Io posseggo. E noi facciamo le regole: le notizie, le guerre, la pace, le carestie, le sommosse, il prezzo di uno spillo. Tiriamo fuori conigli dal cilindro, mentre gli altri seduti si domandano come accidenti abbiamo fatto. Non sarai tanto ingenuo da credere che noi viviamo in una democrazia, vero Buddy? È il libero mercato! E tu ne fai parte. Sì, hai quell’istinto da killer… Resta in zona, bello, ne ho ancora da insegnarti!

-        B.: Sì, chiaramente.

-        G.: Oh, Buddy, andiamo! Senti, io stavo per dirtelo, va bene? Su, calmati! Io resto in città stasera. Facciamo una cenetta, porta Daryl!

-        B.: No, non posso, stasera non posso.

-        G.: Ehi Buddy, sei con me?... Devo saperlo, se sei con me.

-        B.: Sì, sono con te.


Ascoltate anche il  discorso di Kennedy sul governo occulto e le società segrete