Esmahan Aykol
pp. 318
Sellerio editore
Euro 14
recensione di
Paola Borraccino
Somiglia a casa nostra la Turchia descritta da Esmahan Aykol, purtroppo! Un certo spregio delle regole da parte dei potenti, i soliti eroi borghesi che con abnegazione e buona volontà cercano di impedire la distruzione e lo sfacelo completo. Poi le atmosfere, il modo di porsi delle persone.
Balena in mente la frase del film Mediterraneo di Salvatores "...Italiani! Una faccia una razza". Dovremmo rammentarlo a noi stessi che condividiamo lo stesso straordinario retroterra culturale: secoli di incroci e di convivenza (fosse anche bellicosa) hanno creato un legame con questo popolo. Confesso che anch'io, soltanto dopo un recente soggiorno in Turchia, ho rivisto l'idea che astrattamente mi ero fatta di questo paese, a conferma di ciò che dice Miguel de Unamuna, secondo cui "il razzismo di cura viaggiando".
Questa premessa spiega il perché mi sia avvicinata al libro di Esmahan Aykol (titolo originale "Scheidung auf Türkisch"): sono incuriosita dagli autori turchi che hanno vissuto in Europa, perché restituiscono uno sguardo particolarmente attento sui propri connazionali; le loro analisi sono articolate perché possiedono maggiori strumenti critici.
Ho apprezzato gli scanzonati racconti gialli di Jacob Arjouni, il tenero film "Soul kitchen" di Fatih Akin, ma anche il telefilm sempliciotto ma brioso "Kebab for brekfast".
Insomma, ero benevolmente disposta nei confronti di questo libro. E invece mi sbagliavo.
L'autrice scrive in maniera corretta, ma piatta. Il racconto nel complesso è mediocre. I protagonisti sono insulsi, non si riesce a creare un rapporto di umana simpatia neanche con la vittima (si tratta di un giallo). Non c'è un personaggio che abbia il minimo appeal. L'impianto del racconto è banale.
Sulla quarta di copertina si legge: "Terzo caso per l'avventurosa Kati Hirschel, la libraia di Istanbul, venuta dalla natia Germania, ma ormai più stambuliota di chiunque altro ... Da poco tempo proprietaria di una nuova casa, giunta al negozio Kati riceve la telefonata del suo collaboratore, il mondano Fofo le dice che su internet c'è una notizia ... è morta Sani Ankaraligil, sposa del rampollo di una delle casate più in vista del paese. La signora aveva avviato le pratiche del divozio".
Come svolge le indagini questa investigatrice per caso e per curiosità? In modo dilettantesco e poco convincente. L'autrice scrive senza cognizione di causa; tutto è abbozzato e approssimativo.
Poi un tratto stilistico (per così dire) davvero insopportabile: l'io narrante in prima persona si rivolge di continuo ai lettori, come in una brutta televendita Aykol non rinuncia mai ad ammiccare e a chiamare l'applauso.
Ciò che salva il testo è qualche accenno al paese reale, veloci istantanee di quotidianità, per il resto bocciato.
Voto 5 1/2
Consiglio
Non ho letto i precedenti lavori della medesima autrice, Hotel Bosforo e Appartamento a Istanbul, ma sono più famosi di quest'ultimo e non potranno essere peggiori (per lo meno voglio ben sperarlo!); forse è meglio sfogliare in libreria uno dei due prima di un eventuale acquisto, visto che Divorzio alla turca proprio non lo consiglio.
La citazione p. 157
"Come potete ben immaginare, fui costretta a rassicurarlo. Non potevo stare seduta in casa sua a bere caffè e contemporaneamente dargli dell'assassino. Sarebbe stato molto sconveniente".
lunedì 28 maggio 2012
domenica 1 aprile 2012
Non crederai mica di vivere in una democrazia?
Bud Fox: Ho appena saputo che stai svendendo la Blue Star, perché?
- Gordon Gekko: Ieri sera leggevo a Rudy la storia di Winnie Puh e del vaso di miele, sai che successe?
Ci ficcò il naso una volta di troppo e ci restò appiccicato.
- B.: Forse dovevi leggergli Pinocchio. Tu parlavi di raddrizzare la Blue Star e non di capovolgerla e vuotarla. E questo usando me!
- G.: Sei cieco e stai camminando senza bastone e vai a sbattere contro le porte che si aprono col denaro.
- B.: Ma che bisogno hai di smontare la compagnia?
- G.: Perché è smontabile, va bene?! Ci ho dato un’altra occhiata ed ho deciso di cambiare idea.
- B.: Se quella gente perde il lavoro non saprà dove andare! Mio padre ha lavorato per 24 anni. Io ho dato la mia parola.
- G.: È tutta questioni di soldi, ragazzo: il resto è conversazione. Ehi, Buddy, sarai sempre Presidente, va bene?! E quando sarà arrivato il momento, riceverai una liquidazione d’oro. E con tutti i soldi che ti troverai, tuo padre per tutta la vita non dovrà più pensare al lavoro.
- B.: Allora dimmi, Gordon: per te quando finirà, eh? Ma quanti yacht potrai tirarti dietro? Quando è che basta?
- G.: Non è questione di bastare, ragazzo. Il denaro c’è, ma non si vede: qualcuno vince, qualcuno perde. Il denaro, di per sé, non si fa né si perde, semplicemente si trasferisce da una intuizione ad un’altra. Magicamente. Quel quadro lì lo comprai 10 anni fa per 60.000 dollari, oggi potrei rivenderlo a 600.000. L’illusione è diventata realtà. E più reale lei diventa e più accanitamente la vogliono: il capitalismo al suo meglio.
- B.: Quand’è che basta, Gordon?
- G.: Il più ricco 1% del Paese possiede metà della ricchezza del Paese, 5 trilioni di dollari: 1/3 di questo viene dal duro lavoro, 2/3 vengono dai beni ereditati, interessi su interessi accumulati da vedove e figli idioti e dal mio lavoro, la speculazione immobiliare-mobiliare. È una stronzata. C’è il 90% degli Americani là fuori che sono nullatenenti o quasi. Io non creo niente! Io posseggo. E noi facciamo le regole: le notizie, le guerre, la pace, le carestie, le sommosse, il prezzo di uno spillo. Tiriamo fuori conigli dal cilindro, mentre gli altri seduti si domandano come accidenti abbiamo fatto. Non sarai tanto ingenuo da credere che noi viviamo in una democrazia, vero Buddy? È il libero mercato! E tu ne fai parte. Sì, hai quell’istinto da killer… Resta in zona, bello, ne ho ancora da insegnarti!
- B.: Sì, chiaramente.
- G.: Oh, Buddy, andiamo! Senti, io stavo per dirtelo, va bene? Su, calmati! Io resto in città stasera. Facciamo una cenetta, porta Daryl!
- B.: No, non posso, stasera non posso.
- G.: Ehi Buddy, sei con me?... Devo saperlo, se sei con me.
- B.: Sì, sono con te.
Ascoltate anche il discorso di Kennedy sul governo occulto e le società segrete
domenica 4 marzo 2012
lunedì 20 febbraio 2012
domenica 19 febbraio 2012
Discorso Robert Kennedy sul PIL pronunciato il 18 marzo 1968 all'Università del Kansas
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani."
GUARDATE anche il video di Ascanio Celestini in cui spiega il rapporto di dipendenza causale tra i meccanismi di crescita del PIL e quelli del debito pubblico
Original Speech by Robert Kennedy, 18 March 1968, University of Kansas
”We will never find a purpose for our nation nor for our personal satisfaction in the mere search for economic well-being, in endlessly amassing terrestrial goods.
We cannot measure the national spirit on the basis of the Dow-Jones, nor can we measure the achievements of our country on the basis of the gross domestic product (GDP)
Our gross national product counts air pollution and cigarette advertising, and ambulances to clear our highways of carnage.
It counts special locks for our doors and the jails for those who break them. It counts napalm and the cost of a nuclear warhead, and armored cars for police who fight riots in our streets. It counts Whitman's rifle and Speck's knife, and the television programs which glorify violence in order to sell toys to our children.
Yet the gross national product does not allow for the health of our children, the quality of their education, or the joy of their play. It does not include the beauty of aur poetry or the strenght of aur marriages; the intelligence of our public debate or the integrity of our public officials.
It measures neither our wit nor our courage; neither our wisdom nor our learning; neither our compassion nor our devotion to our country; it measures everything, in short, except that which makes life worthwhile. And it tells us everything about America except why we are proud that we are Americans.
It measures everything, in short, except that which makes life worthwhile . And it tells us everything about America except why we are proud that we are Americans.”
sabato 21 gennaio 2012
Amore zucchero e cannella
pp. 346
Newton Compton Editori
Euro 9,90
recensione di
Paola Borraccino
Persino 9,90 Euro sono troppi per un libro che vale poco come Amore zucchero e cannella (titolo originale The Girls'Guide to Homemaking).
Sono entrata in libreria pochi minuti prima della chiusura, intenzionata a comprare un libro “non impegnativo”, avevo, infatti, bisogno di una lettura scorrevole e amena per la buonanotte.
Ho commesso la leggerezza di puntare dritto verso lo scaffale delle novità: dalla sovra copertina dell’opera di Amy Bratley occhieggiava la fascetta “Ai primi posti delle classifiche europee” (poi uno si interroga sul perché del declino dell'Europa!) ed io l’ho preso tra le mani insieme all’ultima pubblicazione di De Silva.
Sono entrata in libreria pochi minuti prima della chiusura, intenzionata a comprare un libro “non impegnativo”, avevo, infatti, bisogno di una lettura scorrevole e amena per la buonanotte.
Ho commesso la leggerezza di puntare dritto verso lo scaffale delle novità: dalla sovra copertina dell’opera di Amy Bratley occhieggiava la fascetta “Ai primi posti delle classifiche europee” (poi uno si interroga sul perché del declino dell'Europa!) ed io l’ho preso tra le mani insieme all’ultima pubblicazione di De Silva.
In pochi minuti ho letto metà del libro dello scrittore campano, quindi ho deciso che avrei finito di leggerlo in libreria “a scrocco” la volta successiva, optando per il libro dell’autrice inglese, perché la libreria aveva già chiuso l’ingresso ed io volevo tornare a casa con qualcosa per quella stessa sera. A determinare l’acquisto ha contribuito il fatto che la libreria stesse effettuando uno sconto promozionale sui libri di alcune case editrici, tra cui la Newton Compton editori.
Tutta questa premessa per giustificare il mio incauto acquisto. Eppure la quarta di copertina avrebbe dovuto mettermi in allerta per lo stile da mediocre emula di Liala:
"Juliet aspetta da una vita questo momento. Finalmente una casa da dividere con Simon […]. Ma il sogno è destinato a svanire: la prima notte nel nuovo appartamento, Juliet scopre che Simon l’ha tradita con la sua migliore amica […]; quella casa tanto desiderata d’improvviso è ostile. Niente pare esserle d’aiuto. Finché un giorno, rovistando tra le scatole ancora d’aprire, Juliet si imbatte nei vecchi libri della dolce nonna Violet, con cui è cresciuta, dopo che la madre l’ha abbandonata […]. Ma un giorno, nascosta tra quelle pagine, trova una lettera…”.
Non sarà sfuggita la noiosissima paratassi : “ma, ma, ma…”. Ma va X XXXXXXXXXX!
Lo stile è monocorde, l’intreccio banale, i personaggi inconsistenti e, soprattutto, tutti inclini all’alcool. La protagonista è attiva quanto un bradipo in letargo ed altrettanto disinvolta; le uniche cose che fa, le fa da ubriaca. La sua migliore amica agisce come una cretina. Il lavoro viene descritto come in un tema di una dodicenne che si è recata in visita un paio d’ore nell’ufficio della madre; talché nasce spontaneo il dubbio che queste scrittrici non abbiano mai svolto un lavoro vero in vita loro.
Vorrebbe essere una celebrazione delle gioie che l’attività della casalinga può riservare persino in un contesto metropolitano come quello londinese, dunque una contrapposizione rispetto allo stereotipo in voga stile “Sex and city”, tanto per intenderci.
Ora, è indiscutibilmente legittimo che una donna possa desiderare di fare/essere una casalinga, anziché una donna in carriera, purché sia effettivamente una scelta e non una imposizione dettata da fattori esterni -particolarmente economici-. Ci mancherebbe altro che dopo decenni si mettesse ancora in dubbio questa conquista del femminismo!
Il punto è che la Bratley risulta veramente poco efficace nel trasmettere questo suo sbandierato amore di casa, cosicché il risultato finale è quello che regala una pubblicità di elettrodomestici degli anni Sessanta, cioè quella di radicare la convinzione che la donna del manifesto, con la sua gonna ampia, il grembiule immacolato, cucito a macchina da sé con tutti i riccetti, aspetti, ogni mattina, che marito e figli vadano via per poter finalmente dismettere il sorriso fisso, che indossa come una divisa davanti agli altri, e farsi il suo cicchetto, tra le lacrime in bagno.
Tornando al libro, la cosa peggiore è proprio la trama: pochi personaggi, per di più scialbi, qualche grammo di ovvietà sul mondo del lavoro, una mescolata di ricordi universitari, un tocco di psicologia da bar, un pizzico di pepe con il riferimento ad amori saffici, con l’immancabile elemento base del vero amore che trionfa. Un polpettone indigeribile, a confronto del quale una onesta telenovela giganteggia per saggezza e ritmo.
E che cacchio, mi viene voglia di proporre alla Newton la pubblicazione del mio libro "Cento volte buonanotte" gratis in abbinamento con “Amore zucchero e cannella”, avendo a fianco un termine di paragone così modesto potrei essere considerata una novella Jane Austen!
Voto 5
La citazione
Ho dovuto fare uno sforzo non indifferente per cercare una frase che mi sollevasse dal fastidio di aver sprecato inutilmente i miei soldi e finalmente, a pagina 142, un barlume di battuta di spirito.
«Non riuscii a dire nient’altro. Scoppiai a piangere.
“Oh, Dio, vieni qui, Juliet”, disse. “Fai piangere anche me. È a causa del sesso, vero? È stato straordinario. Avevo paura che non gradissi la mia piccola sorpresa, ma devi ammettere che l’anello sul mio pene è davvero fantastico, no?”.
Singhiozzai sulla sua spalla. Sentii che anche lui tirava su col naso. Pensai all’anello sul pene, che avevo intravisto la notte; un cerchio d’oro appeso al muso di un maiale.
“Sì, fantastico”, mentii.
Avevo avuto momenti migliori.
Consiglio
Se dovesse uscire come ebook e costare non più di 2 Euro forse lo considererei come libro da leggere sotto l’ombrellone, ma anche in quel caso sarebbe da preferire una rivista femminile qualsiasi.
Puoi vedere il booktrailer di Amore zucchero e cannella prodotto dalla Newton Compton.
Puoi vedere il booktrailer di Amore zucchero e cannella prodotto dalla Newton Compton.
domenica 18 dicembre 2011
ISLANDA- Un'altra soluzione alla crisi è possibile
L'hanno definita la rivoluzione silenziosa, quella che ha portato l'Islanda alla riappropriazione dei propri diritti, sconfitti gli interressi economici di Inghilterra e Olanda e le pressioni dell'intero sistema finanziario internazionale.
Gli islandesi hanno nazionalizzato le banche ed avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione: una esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta messaggi rivoluzionari di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria e annullamento del sistema del debito.
Iscriviti a:
Post (Atom)