domenica 4 settembre 2011

Il tizio della tomba accanto

Katarina Mazetti
pp. 240
Elliot Edizioni 2010
Euro 9,90 (edizione tascabile LIT)
recensione di
Paola Borraccino








Spiazzante il piacere della lettura di questo romanzo, apparentemente banale, perché coglie di sorpresa come quando ci si scopre affascinati da un corteggiatore che abbiamo sempre snobbato e considerato scialbo e noioso.

Forse il packaging è poco adatto al contenuto e ingenera un pregiudizio negativo: l'immagine in copertina e la collocazione del libro tra gli scaffali della letteratura rosa (per tacere del retro copertina rosa shocking) sicuramente fuorviano il probabile acquirente, il quale penserà di essersi imbattuto in uno di quei romanzetti da due soldi che affollano le edicole degli aeroporti di mezzo mondo.

Tutto il contrario.
Pubblicato in Svezia la prima volta nel 1998 con il titolo originale "Grabben i graven bredvid" ha ottenuto un enorme successo in patria e all'estero (*1) e da allora è stato tradotto e venduto in molti paesi, questo significa qualcosa!

Si consideri che sul mercato ogni settimana vengono riversate valanghe di titoli nuovi ed ormai sugli scaffali si avvicendano velocissime le novità e la maggior parte di esse si "bruciano" in poche settimane e finiscono direttamente al macero. Anche autori che vendono qualche migliaia di copie (che pure è un risultato ragguardevole) rimangono nelle librerie al massimo per pochi mesi e poi finiscono nei circuiti secondari, sulle bancarelle insieme ai libri usati, quelli fuori catalogo e le rarità per appassionati e collezionisti. Insomma, una strage che le nuove tecnologie digitali contribuiranno ad aumentare, con l'auspicabile vantaggio di un minor consumo di carta, almeno.

Tornando all'opera della Mazetti, per quanto riguarda la trama (dal sito della casa editrice):

«Desirée è una bibliotecaria di trentacinque anni rimasta vedova di un biologo bello e intelligente, che non ha mai però conosciuto davvero. Benny è un allevatore di vacche da latte, rimasto solo a gestire la sua fattoria da quando la madre è morta. I due si ritrovano a volte seduti sulla stessa panchina e l'antipatia è tanto reciproca quanto intensa. Fino a quando, un giorno, un casuale scambio di sorrisi fa scattare la scintilla e miracolosamente tutto cambia. Tra i due nasce un amore pieno di passione, ma segnato fin dall'inizio dallo "shock culturale". Man mano che trascorrono i mesi sembra che, invece di avvicinarsi, i due si allontanino sempre di più ...».

Sembrerebbe, dunque, una delle tante storie d'amore, condite con un pizzico d'ironia, che ci propinano in tutte le salse, invece il testo affronta uno dei pochi temi che costituiscono un vero tabù nelle società occidentali (tanto più nella socialdemocratica Scandinavia, che dell'Occidente rappresenta la massima evoluzione): esistono le classi sociali? Cosa determina l'appartenenza ad una classe sociale, il censo o la cultura?
Perché la cultura accademica (in particolare umanistica) è considerata sovraordinata a quella tecnica-specialistica, persino in settori vitali per l'economia come quello dell'agricoltura?

Oltre questo, l'autrice indaga una caratteristica prettamente femminile, quindi ci interroga sul perché le donne abbiano tante aspettative nei confronti dei propri uomini e cerchino di continuo di cambiarli e forgiarli ad immagine e somiglianza del prodotto dei loro desideri, obbligandoli ad un percorso di "miglioramento", degno del dittatore coreano Pol Pot. Mi viene in mente anche il romanzo "La signora Craddock" dello scrittore britannico William Somerset Maugham (*2), che del "Tizio della tomba accanto" potrebbe essere la naturale continuazione.

La protagonista Desirée nutre un'attrazione sessuale mai conosciuta prima per Benny, uomo molto diverso da quelli con i quali normalmente si relaziona e, ben presto, questa passione si trasforma in un sentimento molto più forte di quanto lei minimamente sospetti; la bibliotecaria, però, intenta com'è ad analizzare i propri sommovimenti interiori, è incapace di capire cosa le stia accadendo. Lei, infatti, pur così incline all'autonalisi, colta, intellettivamente curiosa (con interessi che spaziano da Sant'Agostino alle teorie di Lancan e all'opera lirica), è costretta a "prendere in prestito" da un'estranea uno sguardo su se stessa: dopo aver passato troppo tempo a studiare ogni singolo tassello del mosaico dei suoi pensieri, ha bisogno di qualcuno che le mostri come guardare e comprendere il disegno dipinto sulla parete del suo cuore.

La narrazione, sebbene costruita su uno schema non originale, risulta efficace e mantiene un buon ritmo, senza cadute di tono. Lo stile è semplice e il lessico comune, credo per scelta dell'autrice.
Il punto forte dell'opera è, senz'altro, l'analisi psicologica dei due protagonisti principali e di quelli secondari; per quanto rimangano sullo sfondo le altre storie danno maggiore consistenza e credibilità al racconto.
La parte meno convincente, invece, è il finale, la Mazetti pare non voglia assumersi la responsabilità di dare una risposta alla domanda che lei stessa tra le righe continuamente pone: l'amore basta? Lascia intravvedere uno sviluppo, ma a quel punto sarebbe stato meglio se si fosse fermata qualche rigo prima della fine. In ogni caso questo particolare nulla toglie alla bellezza del romanzo.

Voto 7

Consiglio
Per chi deve ancora scoprire che per l'amore vale la frase fatta pronunciare da Polonio nell'opera "Amleto" di Shakespeare: "Though this be madness, yet there is method in it" (Benché questa sia follia, eppure c'è un criterio).

La citazione

N.B. Qui si possono leggere i primi due capitoli del libro in versione integrale.

p. 224
«Ciascuno si crea un inferno su misura, con ciò che odia di più. Per i popoli del Mediterraneo era il calore eterno, per quelli del Nord un regno di freddo glaciale e silenzio. Il mio inferno è fatto dagli errori che ho commesso e delle possibilità che mi sono lasciata scappare. Li percorro come in un film».

p. 225
«Mentre dicevo che noi avremmo dovuto fare delle rinunce e adattarci l'uno all'altra, in realtà intendevo che lui avrebbe dovuto adattarsi. Pensavo a tutte le soluzioni -sempre ammesso che pensassi- partendo dal presupposto che fosse lui a sacrificare qualcosa. Nella convinzione che fossi io la preda ambita, quella che poteva scegliere».
 
p.228
 «... non ho mai creduto ai "matrimoni d'amore", quelli che cominciano annegando in una scollatura durante una danza. Poi, se la scollatura ha l'età e lo stato civile giusti, si avviano i soliti riti d'accoppiamento con cinema, cene di famiglia, Ikea e vacanze a Rodi e si finisce con il prenotare la parrocchia. Tutto fila secondo i binari stabiliti, finché non è ora della terapia di coppia.
Forse andava meglio quando erano i genitori a sceglierti la moglie, almeno potevi esser sicuro che ti saresti ritrovato con qualcuno più o meno simile a te. Poi non restava che abituarsi, perché tanto non te ne davano mica un'altra ».
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(*1)
(traduzione dallo svedese all'italiano a cura di Laura Cangemi, di cui si può leggere una nota sulla prima edizione del libro con il titolo "O me o muuh!" della casa editrice Salemi)

(* 2)
"La signora Craddock" è un capolavoro assoluto. Una casa editrice che seleziona i suoi titoli con grande cura come la Adelphi, recentemente, ha riscoperto l'autore William Somerset Maugham e ne sta pubblicando le opere, a cominciare da quelle più famose (es. "Il filo del rasoio" e "Schiavo d'amore"), tra le quali non compare "La signora Craddock", che si può trovare, comunque, ad un prezzo quattro volte inferiore ai libri dell'Adelphi nell'edizione della Newton Compton.

mercoledì 17 agosto 2011

Accabadora

Michela Murgia
164 pp.
Einaudi Editore 2009
Euro 18
recensione di
Paola Borraccino








Superbo questo libro della sarda Michela Murgia, che della Sardegna ha tutti i profumi e i colori: la poesia del mirto fatto in casa, l'aspra genuinità dei formaggi ovini, l'abbacinante incanto azzurro del mare e il nero degli scialli delle donne anziane.

Avevo già letto di Michela Murgia "Il mondo deve sapere" anni fa (da cui il regista Paolo Virzì ha liberamente tratto il film "Tutta la vita davanti"), ma i due lavori sono talmente diversi che sembrano provenire da autori diversi. È inutile fare pagoni tra le due opere, ma serve da spunto per evidenziare l'eclettismo di questa scrittrice, veramente unica nel suo genere, la quale quest'anno ha pubblicato (sempre per l'Einaudi) Ave Mary, un saggio con un poderoso apparato critico degno di una tesi di dottorato, ciò nonostante né pedante né noioso.

In somma, la Murgia è una donna, una intellettuale, con la quale sarebbe bello potersi confrontare di persona su temi culturali vari; non avendo questa fortuna, bisogna leggere i suoi scritti, seguirla nei passaggi televisivi, agli eventi cui presenzia e tramite il suo blog (consiglio vivamente di ascoltare i venti minuti del suo intervento all'incontro tenutosi a Cagliari, l'8 marzo 2011, "Donne, tutta un'altra storia" caricato in home page).

Tornando all'Accabadora, sul sito della Einaudi si spiega che in sardo, «accabadora» è colei che finisce, agli occhi della comunità, non un'assassina, ma una madre amorevole, l'ultima madre, che con un gesto pietoso, aiuta il destino a compiersi. Della trama si racconta che Tzia Bonaria è la vecchia sarta che conosce sortilegi e fatture, e Maria, la bambina che Tzia Bonaria ha preso con sé per crescerla come una figlia, una fill'e anima.
Una trama scarna. E una lingua scarnificata, che, però, sa restituire agli oggetti e ai loro nomi il mistero che preesiste alla "violenza sottile dell'analisi logica".

Dal punto di vista estetico, lo stile, in certi momenti, è addirittura sublime, raggiunge vette paragonabili solo ai grandi classici della letteratura mondiale.
La narrazione, poi, è così intensa che si è costretti a sospendere la lettura, perché innesca una tensione orgasmica, che fa quasi male. Mette i brividi.

Vien da chiedersi cosa si possa leggere dopo un libro simile: al termine di un banchetto a base di pietanze dal gusto carico, che hanno saturato i sensi, o si digiuna per un po' o si ripiega su un cibo semplice come il riso!
Io, nei giorni successivi, non sono riuscita a sfogliare che riviste di diritto, perché qualunque libro di narrativa mi capitasse tra le mani, dopo una rapida scorsa, mi appariva scialbo e banale.
E poi mi domando, che cosa potrà scrivere mai Michela Murgia per superare se stessa? Impossibile.

Voto 9 +

Consiglio
Da leggere e, dopo qualche settimana, da ri-leggere, per riassaporare alcune frasi stupende, senza avere più l'urgenza della storia da finire.

La citazione
pag. 92
[…] ci sono pensieri che non sopportano la luce piena. Non possono nascere che di notte, dove la loro funzione è la stessa della luna, necessaria a smuovere maree di senso in qualche invisibile altrove dell'anima.

pp. 159-160
Continuò a fare quello che aveva fatto fino a quel momento, interpretando l'attesa con la metodicità visionaria di chi costruisce case prima che esistano le strade che dovranno condurvi.

L'impensabile l'assalì […] Maria aveva compreso che molte delle cose che accadono non sono che parodia delle cose pensate.

sabato 6 agosto 2011

Che il velo sia da sposa! (Ayza Atgawwiz)

Ghada Abdel Aal
Epoché edizioni 2009
204 pp.
Euro 15
recensione di
Paola Borraccino









Tutte le donne occidentali scolarizzate e ossessionate dal matrimonio dovrebbero leggere il racconto delle vicissitudini di questa giovane farmacista egiziana, anzi tutte le donne occidentali. Senza eccezioni.

"Che il velo sia da sposa!" nasce da un blog in lingua araba (http://wanna-b-a-bride.blogspot.com/ trad. "Voglio essere una sposa/Voglio sposarmi) che" ha ottenuto un successo di pubblico tale da spingere l'importante casa editrice Dar El Shorouck a chiedere all'autrice di adattarne i contenuti per trasfonderli in un libro".

La quarta di copertina ci informa che oggi il romanzo è un best seller da cui sarà tratta anche una serie per la televisione egiziana e noi non ne dubitiamo: sembra incredibile, ma dopo secoli trascorsi a lottare per l'emancipazione femminile, pare che adesso la tendenza si sia invertita e tutto il sistema della comunicazione metta al centro dell'ideale universo delle donne il matrimonio, come in un libro di Jane Austen! Per esempio, quando vidi la prima volta il film "Il matrimonio del mio miglior amico" ricordo di aver pensato che, a parte il personaggio dell'amico editor interpretato da Ruper Everett, sarebbe potuto essere tranquillamente un film girato negli anni '50.

Se è vero che la voglia di stabilità è comprensibile, così come è vero che il matrimonio è una istituzione fondamentale della nostra società, ho sempre trovato triste, anzi no,  proprio offensiva l'idea che una donna debba necessariamente realizzarsi nel matrimonio, come dire che tutte le altre sono delle povere sfigate?
Che strano, mi vengono in mente Maria Montessori, Ilaria Alpi, Rossana Rossanda e "donne non realizzate" è una espressione che non riesco ad associare alla loro figura. Senza, comunque, scomodare tali eccellenze, mi vengono in mente tante donne meravigliose che incontro ogni giorno.

Che senso ha dividere le donne in coniugate e single (o zitelle)?
L'unica differenza di cui ci si dovrebbe preoccupare è quella tra persone corrette, serie, per bene, responsabili, oneste e quelle che tali non sono, è una cosa talmente banale che è assurdo persino star qui a commentare, ma evidentemente certi concetti ancora tanto scontati non sono!

Il consiglio
Da leggere dopo aver visto il film Sex and city 2, basato sull'omonima serie televisiva, per incrinare quella falsa illusione si superiorità ed emancipazione, che fonda l'orgoglio delle donne occidentali, perché sorridendo sui paradossi altrui si possa riflettere con maggiore onestà intellettuale sui nostri.

Voto 7-

La citazione
pag. 191

"Ci è appena ... giunta...la notizia... come una doccia fredda!!!
Questa creatura perfida non ci ha detto nulla, non le abbiamo sentito proferire una sola parola sull'argomento...
La lasciamo un giorno, il giorno dopo torniamo e la vediamo entrare, piazzarsi al centro della farmacia e ... oplà! Sollevare la mano sinistra su cui brilla un anello.
- Non mi fate gli auguri, ragazze ? Mi sono fidanzata!

[…]
Pochi secondi, e tutte si voltano lentamente verso di lei con occhi fiammeggianti, tanto che la ragazza indietreggia di due passi, pronta a darsela a gambe.
[…]
... e noi tutte ci guardiamo perplesse sul da farsi, dato che non sarebbe gentile non andare a congratularci con lei. E così ognuna di noi tira fuori dalla sua borsetta il sorriso di ricambio che ci portiamo dietro proprio per le occasioni come questa".

venerdì 29 luglio 2011

Un matrimonio perfetto (If a man answers)

Winifred Wolfe
251 pp.
Elliot Edizioni
collana Raggi rosa
16 Euro
recensione di
Paola Borraccino






Pubblicata per la prima volta nel 1961 negli USA, questa commedia continua ad essere venduta e stampata ancora oggi: la migliore garanzia di qualità!
Potrei annoverare questo libro nel genere Chick lit , se non temessi di sminuire l'autrice, la quale ha una notevole verve umoristica, ma non cede mai alla volgarità. I riferimenti sessuali sono sobri e trascurabili, ciò nonostante questo lavoro coglie l'essenza delle dinamiche di coppia che transita dal momento della passione a quello del menage quotidiano; non per niente il titolo originale "If a man answers" (trad. Se un uomo risponde) è più attinente agli aspetti pratico-manualistici inseriti nel racconto.
Il testo ha una struttura teatrale e sa mantenere l'attenzione fino alla fine, che però è la parte più banale. La prosa è semplice, senza mai essere sciatta; cosicché la lettura risulta essere scorrevole.
Nel 1962 da questo soggetto il regista Henry Levin trasse il film "If a man answers" (in Italia distribuito con il titolo "Una sposa per due" con Sandra Dee e Bobby Darin), ma, per quanto godibile, non è riuscito a restituire la vivacità del testo scritto da Winifred Wolfe; al contrario del film "Tutte le ragazze lo sanno" (*) tratto dal libro omonimo (in originale film e libro si intitolano "Ask any girl") che per certi versi supera il testo scritto e risulta attuale e moderno, nonostante i suoi 52 anni.

Voto
6 e 1/2

Il consiglio
Perfetto da leggere sotto l'ombrellone.
 
La citazione:
"Se vuoi che il tuo matrimonio sia felice, tratta tuo marito come se fosse un cane [...] Credo che la maggior parte dei mariti siano trattati peggio di come è trattato normalmente un cane [...]
Abbiamo tutti sentito raccontare storie di cani che sono stati dati via o che si sono perduti, i quali hanno percorso migliaia di chilometri per ritornare alle loro case, con le zampette insanguinate per il tanto camminare... Spesso i mariti se ne vanno di casa. I cani non lo fanno mai. Ci dev'essere una ragione".

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(*) Si possono leggere le prime pagine del libro Tutte le ragazze lo sanno al seguente link:
http://www.10righedailibri.it/sites/default/files/primapagine_pdf/elliotTutteleragazze10rdl.pdf

domenica 20 febbraio 2011

Odio gli indifferenti

Antonio Gramsci
Chiarelettere 2011
112 pp.
7 Euro

Una silloge di articoli da Antonio Gramsci, scritti tra il 1916 e il 1918 raccolti in questo istant book, edito da Chiarelettere.
Qui di seguito si possono ascoltare dei brani scelti, letti dagli attori Luca e Paolo.

mercoledì 29 settembre 2010

Un certo tipo di intimità

Jenn Ashworth
edizoni e/o
18 Euro
recensione di Paola Borraccino












  Ipnotico questo romanzo dell'autrice inglese Jenn Ashworth.
  Superato l'incipit delle prime due pagine, non proprio brillante, il racconto si insinua piano nella mente del lettore e poi rapisce completamente la sua attenzione, tenendola in ostaggio.

  L'autrice riesce a farci fare una crociera tra i fiordi della psicopatologia di questa donna: manie, pensieri intrusivi, compulsioni, meschinità, elucubrazioni e introspezioni e quant'altro si celi, normalmente, dietro parole educate e cordialità, insomma la materia di cui è fatta l'esistenza interiore. Senza censure.

  La struttura del romanzo è eccellente e sebbene la scrittura, di per sé, sia lineare, la narrazione riesce ad attrarre in maniera quasi morbosa, come la confessione di una grande peccatrice, superando, per potenza, la forza espressiva del monologo finale di Molly Bloom dell'Ulisse di Joyce (no, non sto esagerando).

   La quarta di copertina recita:
  "Quando giunge nella sua nuova casa in un tranquillo quartiere inglese, con la testa piena di propositi presi dai suoi libri sull’autostima, Annie pensa che a ventisette anni la sua vita sia finalmente iniziata. Si fissa subito su Neil, un giovane vicino di casa, scambiando la sua gentilezza per interesse sentimentale nonostante lui conviva felicemente con una modella di nome Lucy. Portando avanti il proprio programma di miglioramento personale", Annie cerca di inserirsi nel nuovo ambiente; "poco alla volta, però, emergono dettagli inquietanti del suo passato: dove sono finiti il suo ex marito e la loro figlioletta? Chi sono gli uomini che Annie ha incontrato? È una vittima della solitudine e di un’infanzia infelice oppure una pericolosa sociopatica bugiarda e con gravi disturbi mentali?


  Io risponderei che si tratta di una persona comune che, giorno dopo giorno, combatte la sua personale guerra contro i propri demoni e, dopo ogni singola battaglia, è anche costretta a presentarsi davanti al proprio comitato di pietra. Una lotta sfibrante, in cui ciascuno può riconoscersi, perché, come scrive Dostojevskij


  "Ogni uomo ha dei ricordi che racconterebbe solo agli amici. Ha anche cose nella mente che non rivelerebbe neanche agli amici, ma solo a se stesso, e in segreto. Ma ci sono altre cose che un uomo ha paura di rivelare persino a se stesso, ed ogni uomo perbene ha un certo numero di cose del genere accantonate nella mente".

Memorie dal sottosuolo


  Voto 8 +


  Consigliato a tutti coloro che vogliano curiosare nella cantina dei pensieri reconditi di un'altra persona.


  La citazione


p. 24
 ...riflettei sulle mie azioni e, ben lungi dal sentirmi rifiutata, tirai un sospiro di sollievo perché i miei piani sul lattaio erano falliti. A volte, sono giunta a capire, la vita ti è amica e ti salva da te stessa.


  p. 136
  Così ci sposammo. Ma, come dissi a Sagita, non ricordo nulla del matrimonio in sé, soltanto che dopo non ebbe più bisogno di lavorare e tutto ad un tratto lui non trovava più divertenti le cose che dicevo.


p. 161
  L'aria si era raffreddata in fretta, come se il calore dei nostri movimentati concitati avesse abbandonato la stanza, e il sudore si asciugava in una gelida pellicola sul corpo mentre Boris rimpiccioliva restituito alle dimensioni di un estraneo.

martedì 21 settembre 2010

Come piante tra i sassi

 Mariolina Venezia
Einaudi editore 2009
249 pp.
17,50 Euro









Ho notato questo titolo per la bellissima foto in bianco e nero in copertina: il bacio appassionato tra i due ragazzi esprime un trasporto genuino e non di maniera; inoltre, come si fa a non essere attratti dall'accostamento Eros (l'amore passionale) con Thanatos (la morte rappresentata con il suo simbolo universale sul portale della chiesa)?
  Il nome dell'autrice mi era già noto: avevo molto letto della sua precedente opera, Mille anni che sto qui, grazie alla quale si era aggiudicata il Premio Campiello nel 2007; avevo, tuttavia, scelto di non acquistare né leggere quella storia, perché una scorsa sommaria del testo mi aveva dato l'impressione che si trattasse di una storia abbastanza pesante. Forse mi sbagliavo, chissà?!
  Ad ogni modo, mi sono immersa nelle prime pagine del secondo romanzo di Mariolina Venezia senza pregiudizi e ... sono stata ripagata da un'ottima scoperta: dopo migliaia di descrizioni di esseri femminili,
- perennemente in preda di attacchi di shopping compulsivo,
- sull'orlo di una crisi di nervi, quando hanno prole,
- che fanno sempre mestieri che hanno a che fare con il fumoso mondo della comunicazione,
- imbranate,
- nella migliore delle ipotese nonne papere in giarrettiera che sfornano manicaretti e progetti matrimoniali per accalappiare lo strafighissimo lui, inizialmente disinteressato alle grazie della protagonista,
- che ammorbano i malcapitati amici in infinite sedute di brain storming alla ricerca della pietra filosofale che le aiuti a conquistare il succitato lui (non sia mai un lavoro serio...),

 finalmente una DONNA VERA, e che diamine! Il sostituto procuratore Imma Tataranni.

  Moglie, madre e lavoratrice che non si perde mai d'animo, perché non ha tempo. Come sanno tutte coloro che abbiano superato i venticinque anni e che si debbano districare tra le mille incombenze di una vita normale e non di un elenco di happening nella propria agenda, persino un mal di testa è un lusso che non ci si può permettere durante una giornata di ordinario tran tran domestico, figuriamoci una crisi adolescenziale!

  Tracagnotta, tignosa proprio come un pittbull che, quando si attacca, ... non molla la presa neanche se lo dividi a metà, protettiva con i deboli e instancabile nella battaglia contro gli abusi e le ingiustizie dei forti, è l'eroina delle donne che si sono stese sui libri e non sui letti dei potenti .

  Per quel che riguarda la storia, ignoro la categoria in cui debba essere annoverato, giallo tutto considerato mi sembra improprio, di sicuro al centro del racconto c'è una indagine.

  Come riporta la quarta di copertina:
  " Sotto la terra di Basilicata si stratifica la storia. I resti della Magna Grecia, ma anche ciò che la modernità non vuole. E Imma Tataranni vi inciampa mentre indaga sull'omicidio di un ragazzo poco più grande di sua figlia.... Fra un marito che la ama, una suocera che la odia e la figlia adolescente... fra idiosincrasie, pratiche da evadere e cambi del guardaroba ... e una ronda di personaggi racconta una società sull'orlo della globalizzazione ma ancora intenta a digerire il passato".

  Ben strutturata, avvincente, equilibrata, la narrazione perde colpi nelle ultime pagine, cosicché il finale appare affrettato, per il resto impeccabile.

  Voto 8-

  Consigliato a tutte le donne che non sognano di diventare veline e agli uomini con fantasia (come scrive Proust - ...lasciamo le donne belle agli uomini senza fantasia - ).


  La citazione
  p. 68

  Nei tempi successivi al solstizio d'inverno, quando la luce iniziava a crescere, il sole giallino era tutto nuovo, e i richiami degli uccelli si facevano sentire nuovamente dopo il lungo silenzio dei mesi freddi... la prendeva la gran malinconia del tempo che se ne va, e allora come una furia si attaccava al telefono e chiamava tutti i commissari della zona, riesumando i vecchi fascicoli di cui nessuno si ricordava più, spargeva il panico nelle sezioni, spronava i commessi ad allungare il passo, disperdeva i crocchi intorno alle macchinette del caffè, aggirandosi per i corridoi della Procura con la fretta di una che vuole gabbare la morte per poi trovarsela a Samarcanda.

 p. 53

  Non sembrò molto contenta di vederli e a Imma dispiacque, perché a lei quella ragazza faceva venire voglia di proteggerla. Dal fratello, dal nonno, da qualcosa di sconosciuto, o da se stessa. Le piaceva quell'essere indisponente, quel modo di stringere le labbra e non farsi scappare nulla. Ma queste non lo capivano, che la vita non è una passeggiata, e se qualcuno si azzardava a dirglielo se la prendevano con lui.

  A metà libro, poi, assolutamente imperdibile la scena di sesso matrimoniale.

  Per altri pareri si legga la recensione di Max Pagani  sul sito LibriBlog.com, di Elisabetta Bolondi sul sito sololibri.net e di Ziccardi sul sul blog omonimo .