domenica 4 marzo 2012
lunedì 20 febbraio 2012
domenica 19 febbraio 2012
Discorso Robert Kennedy sul PIL pronunciato il 18 marzo 1968 all'Università del Kansas
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani."
GUARDATE anche il video di Ascanio Celestini in cui spiega il rapporto di dipendenza causale tra i meccanismi di crescita del PIL e quelli del debito pubblico
Original Speech by Robert Kennedy, 18 March 1968, University of Kansas
”We will never find a purpose for our nation nor for our personal satisfaction in the mere search for economic well-being, in endlessly amassing terrestrial goods.
We cannot measure the national spirit on the basis of the Dow-Jones, nor can we measure the achievements of our country on the basis of the gross domestic product (GDP)
Our gross national product counts air pollution and cigarette advertising, and ambulances to clear our highways of carnage.
It counts special locks for our doors and the jails for those who break them. It counts napalm and the cost of a nuclear warhead, and armored cars for police who fight riots in our streets. It counts Whitman's rifle and Speck's knife, and the television programs which glorify violence in order to sell toys to our children.
Yet the gross national product does not allow for the health of our children, the quality of their education, or the joy of their play. It does not include the beauty of aur poetry or the strenght of aur marriages; the intelligence of our public debate or the integrity of our public officials.
It measures neither our wit nor our courage; neither our wisdom nor our learning; neither our compassion nor our devotion to our country; it measures everything, in short, except that which makes life worthwhile. And it tells us everything about America except why we are proud that we are Americans.
It measures everything, in short, except that which makes life worthwhile . And it tells us everything about America except why we are proud that we are Americans.”
sabato 21 gennaio 2012
Amore zucchero e cannella
pp. 346
Newton Compton Editori
Euro 9,90
recensione di
Paola Borraccino
Persino 9,90 Euro sono troppi per un libro che vale poco come Amore zucchero e cannella (titolo originale The Girls'Guide to Homemaking).
Sono entrata in libreria pochi minuti prima della chiusura, intenzionata a comprare un libro “non impegnativo”, avevo, infatti, bisogno di una lettura scorrevole e amena per la buonanotte.
Ho commesso la leggerezza di puntare dritto verso lo scaffale delle novità: dalla sovra copertina dell’opera di Amy Bratley occhieggiava la fascetta “Ai primi posti delle classifiche europee” (poi uno si interroga sul perché del declino dell'Europa!) ed io l’ho preso tra le mani insieme all’ultima pubblicazione di De Silva.
Sono entrata in libreria pochi minuti prima della chiusura, intenzionata a comprare un libro “non impegnativo”, avevo, infatti, bisogno di una lettura scorrevole e amena per la buonanotte.
Ho commesso la leggerezza di puntare dritto verso lo scaffale delle novità: dalla sovra copertina dell’opera di Amy Bratley occhieggiava la fascetta “Ai primi posti delle classifiche europee” (poi uno si interroga sul perché del declino dell'Europa!) ed io l’ho preso tra le mani insieme all’ultima pubblicazione di De Silva.
In pochi minuti ho letto metà del libro dello scrittore campano, quindi ho deciso che avrei finito di leggerlo in libreria “a scrocco” la volta successiva, optando per il libro dell’autrice inglese, perché la libreria aveva già chiuso l’ingresso ed io volevo tornare a casa con qualcosa per quella stessa sera. A determinare l’acquisto ha contribuito il fatto che la libreria stesse effettuando uno sconto promozionale sui libri di alcune case editrici, tra cui la Newton Compton editori.
Tutta questa premessa per giustificare il mio incauto acquisto. Eppure la quarta di copertina avrebbe dovuto mettermi in allerta per lo stile da mediocre emula di Liala:
"Juliet aspetta da una vita questo momento. Finalmente una casa da dividere con Simon […]. Ma il sogno è destinato a svanire: la prima notte nel nuovo appartamento, Juliet scopre che Simon l’ha tradita con la sua migliore amica […]; quella casa tanto desiderata d’improvviso è ostile. Niente pare esserle d’aiuto. Finché un giorno, rovistando tra le scatole ancora d’aprire, Juliet si imbatte nei vecchi libri della dolce nonna Violet, con cui è cresciuta, dopo che la madre l’ha abbandonata […]. Ma un giorno, nascosta tra quelle pagine, trova una lettera…”.
Non sarà sfuggita la noiosissima paratassi : “ma, ma, ma…”. Ma va X XXXXXXXXXX!
Lo stile è monocorde, l’intreccio banale, i personaggi inconsistenti e, soprattutto, tutti inclini all’alcool. La protagonista è attiva quanto un bradipo in letargo ed altrettanto disinvolta; le uniche cose che fa, le fa da ubriaca. La sua migliore amica agisce come una cretina. Il lavoro viene descritto come in un tema di una dodicenne che si è recata in visita un paio d’ore nell’ufficio della madre; talché nasce spontaneo il dubbio che queste scrittrici non abbiano mai svolto un lavoro vero in vita loro.
Vorrebbe essere una celebrazione delle gioie che l’attività della casalinga può riservare persino in un contesto metropolitano come quello londinese, dunque una contrapposizione rispetto allo stereotipo in voga stile “Sex and city”, tanto per intenderci.
Ora, è indiscutibilmente legittimo che una donna possa desiderare di fare/essere una casalinga, anziché una donna in carriera, purché sia effettivamente una scelta e non una imposizione dettata da fattori esterni -particolarmente economici-. Ci mancherebbe altro che dopo decenni si mettesse ancora in dubbio questa conquista del femminismo!
Il punto è che la Bratley risulta veramente poco efficace nel trasmettere questo suo sbandierato amore di casa, cosicché il risultato finale è quello che regala una pubblicità di elettrodomestici degli anni Sessanta, cioè quella di radicare la convinzione che la donna del manifesto, con la sua gonna ampia, il grembiule immacolato, cucito a macchina da sé con tutti i riccetti, aspetti, ogni mattina, che marito e figli vadano via per poter finalmente dismettere il sorriso fisso, che indossa come una divisa davanti agli altri, e farsi il suo cicchetto, tra le lacrime in bagno.
Tornando al libro, la cosa peggiore è proprio la trama: pochi personaggi, per di più scialbi, qualche grammo di ovvietà sul mondo del lavoro, una mescolata di ricordi universitari, un tocco di psicologia da bar, un pizzico di pepe con il riferimento ad amori saffici, con l’immancabile elemento base del vero amore che trionfa. Un polpettone indigeribile, a confronto del quale una onesta telenovela giganteggia per saggezza e ritmo.
E che cacchio, mi viene voglia di proporre alla Newton la pubblicazione del mio libro "Cento volte buonanotte" gratis in abbinamento con “Amore zucchero e cannella”, avendo a fianco un termine di paragone così modesto potrei essere considerata una novella Jane Austen!
Voto 5
La citazione
Ho dovuto fare uno sforzo non indifferente per cercare una frase che mi sollevasse dal fastidio di aver sprecato inutilmente i miei soldi e finalmente, a pagina 142, un barlume di battuta di spirito.
«Non riuscii a dire nient’altro. Scoppiai a piangere.
“Oh, Dio, vieni qui, Juliet”, disse. “Fai piangere anche me. È a causa del sesso, vero? È stato straordinario. Avevo paura che non gradissi la mia piccola sorpresa, ma devi ammettere che l’anello sul mio pene è davvero fantastico, no?”.
Singhiozzai sulla sua spalla. Sentii che anche lui tirava su col naso. Pensai all’anello sul pene, che avevo intravisto la notte; un cerchio d’oro appeso al muso di un maiale.
“Sì, fantastico”, mentii.
Avevo avuto momenti migliori.
Consiglio
Se dovesse uscire come ebook e costare non più di 2 Euro forse lo considererei come libro da leggere sotto l’ombrellone, ma anche in quel caso sarebbe da preferire una rivista femminile qualsiasi.
Puoi vedere il booktrailer di Amore zucchero e cannella prodotto dalla Newton Compton.
Puoi vedere il booktrailer di Amore zucchero e cannella prodotto dalla Newton Compton.
domenica 18 dicembre 2011
ISLANDA- Un'altra soluzione alla crisi è possibile
L'hanno definita la rivoluzione silenziosa, quella che ha portato l'Islanda alla riappropriazione dei propri diritti, sconfitti gli interressi economici di Inghilterra e Olanda e le pressioni dell'intero sistema finanziario internazionale.
Gli islandesi hanno nazionalizzato le banche ed avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione: una esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta messaggi rivoluzionari di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria e annullamento del sistema del debito.
domenica 23 ottobre 2011
Lupi di fronte al mare
Carlo Mazza
pp. 391
Edizioni e/o
Euro 19,50
recensione di
Paola Borraccino
pp. 391
Edizioni e/o
Euro 19,50
recensione di
Paola Borraccino
Appassionante come una partita a pocker il romanzo di Carlo Mazza, il quale, però, commette un errore sul finale, perdendo parecchie delle fiches idealmente guadagnate fino a quel momento dal suo lettore.
La storia è ambientata in una Bari che qui ha il respiro di una città metropolitana e "si mostra quale rappresentazione di un intero Paese".
La quarta di copertina recita: "Il capitano Bosdaves, militare ironico e disincantato al comando di una compagnia di Carabinieri, penetra nella coltre vischiosa di un intricato sistema di interessi e complicità, che lega la malavita e la politica alla sanità privata e agli ambienti finanziari".
In effetti, la lettura di Lupi di fronte al mare risulta più istruttiva di una lezione sulla mafia e più veritiera di un articolo di un quotidiano, in quanto l'autore, che lavora in banca da trent'anni circa, svela i meccanismi del finanziamento occulto ai partiti, degli appalti truccati, quindi della cappa della corruzione che, fosse pure in modo ed in misura diversa, corrompe quasi tutti attraverso il perverso gioco di blandizie, prebende e ricatti.
Veniamo, però, ai limiti dell'opera del barese Mazza.
La narrazione è molto "visiva", sicché se è vero che e le quasi 400 pagine corrono, è anche vero che pochi passaggi meritano una pausa di riflessione: fa molto scuola americana di scrittura. Sia ben chiaro, questo non è necessariamente un difetto, piace molto al lettore medio, in genere è un elemento connotante dei best seller, tuttavia... non per fare gli snob, ma è uno stile televisivo, efficace, ma povero.
Per vero, questo elemento, che credevo frutto di una mia impressione, è confermato dallo stesso autore, il quale in una intervista dichiara: "Amo il cinema e ho scritto il romanzo come se scrivessi la sceneggiatura di un film e immaginando che ad interpretare i ruoli fossero: Fabrizio Bentivoglio (Bosdaves); Sergio Rubini (Spadaro); Laura Morante (Irene); Valentina Lodovini (Martina). Addirittura, descrivendo Spadaro, avevo davanti agli occhi una foto di Rubini".
La prosa è semplice e il periodare sciolto, non fratto, ma mai prolisso.
La voce narrante spiega giusto il necessario, i personaggi sono descritti in presa diretta; Carlo Mazza preferisce che essi si raccontino da soli, attraverso le proprie parole ed azioni.
La parte più interessante dal punto di vista linguistico è sicuramente l'alternanza tra il linguaggio formale che i notabili usano nelle occasioni pubbliche (forbito, persino aulico) e quello informale che usano nei colloqui a porte chiuse (crudo e spietato).
Anche l'habitat dei malavitosi è ben rappresentato, soprattutto perché Carlo Mazza riesce ad evidenziare che, alla fine dei giochi, costoro si caricano del lavoro sporco, ma sono solo delle pedine spostate dai delinquenti in giacca e cravatta che hanno fatto le "scuole buone". Inoltre, mentre i primi, esecutori materiali, prima o poi incappano nelle maglie della giustizia, i loro sodali, e mandanti morali, rimangono quasi sempre impuniti.
Alcuni hanno paragonato il romanzo del barese Mazza a Gomorra di Saviano, altri a Il giorno della civetta di Sciascia: a mio modesto avviso i paragoni sono azzardati, tuttavia devo riconoscere che Lupi di fronte al mare è migliore di molti libri pubblicati negli ultimi anni sugli stessi temi.
Come ho anticipato, la storia cade sul finale, un po' affrettato, peccato! Anche l'indagine sfrutta troppo delle coincidenze ed è poco credibile.
Per il resto, è un lavoro interessante, soprattutto per la romantica figura del protagonista, il capitano Bosdaves, il quale, pensa che nella vita bisogna rassegnarsi al disordine, ma poi combatte con la forza di chi è convinto che l'impegno di ciascuno possa fare ancora la differenza per rendere il mondo un posto migliore.
Per il resto, è un lavoro interessante, soprattutto per la romantica figura del protagonista, il capitano Bosdaves, il quale, pensa che nella vita bisogna rassegnarsi al disordine, ma poi combatte con la forza di chi è convinto che l'impegno di ciascuno possa fare ancora la differenza per rendere il mondo un posto migliore.
Voto 7
Consigliato
A tutti coloro che credono che il federalismo fiscale risolverà i problemi della sanità in Italia.
La citazione
pp. 300
Parlavamo così, senza rabbia, con il cuore in apnea. I nostri brevi dialoghi erano lacerati da una finta leggerezza che mi angustiava.
sabato 15 ottobre 2011
Alla fine di un giorno noioso
Massimo Carlotto
pp. 177
Edizioni e/o
Euro 17
recensione di
Paola Borraccino
Avevo sentito parlare spesso dei libri di Massimo Carlotto e dei premi prestigiosi che ha vinto, specie per Arrivederci amore, ciao, per cui ho acquistato il romanzo noir Alla fine di un giorno noioso abbastanza fiduciosa.
Ebbene, il fatto che l'incipit e la lettura random di alcune pagine non mi avessero soddisfatto avrebbe già dovuto fornirmi qualche indicazione sulla qualità del libro, invece io ho ignorato la prima impressione e ho voluto leggere integralmente la storia.
"In una tranquilla città del Veneto, Giorgio Pellegrini gestisce un locale alla moda: giocattolo perfetto con cui siglare accordi sottobanco con politici corrotti, giri clandestini di prostituzione d'alto bordo, traffici illegali e appalti truccati". Dietro questa giostra coloro che muovono i fili sono persone insospettabili, molto attente a mantenere una parvenza di rispettabilità.
Insomma, ipocrisia e illegalità, purtroppo ordinaria amministrazione di un Paese a coriandoli che sta smarrendo il senso del decoro e la solidarietà sociale.
Che dire, però, del risultato artistico? Deludente.
L'ambientazione è ben descritta: il sottobosco della politica, tra portaborse, semplici pedine, un certo tipo di imprenditori furfanti e amministratori pubblici corrotti, tutti con la coscienza pulita (perché mai usata). Per il resto l'opera è molto povera, sembra un fumettone; sì, anche avvincente in alcuni passaggi, però i personaggi sono inconsistenti, delle vere e proprie figure di carta.
In certe scene, poi, verrebbe voglia di prendersi un manga spinto, perché perlomeno lì certe scene di sesso sado-masochista hanno una regia più curata, senza contare che sono più credibili.
Sorge, poi, spontanea una domanda: Massimo Carlotto quali compagne di banco ha frequentato a scuola? Non conosceva le sorelle degli amici? Si reca a fare la spesa al supermercato?
Tutto questo per dire: Carlotto non conosce una donna normale, che abbia un minimo di personalità che non sia necessariamente una mignotta o patetica? E basta, non se ne può proprio più di questi stereotipi!
Anche uno scrittore di noir si deve porre il problema di non circoscrivere la sua narrazione entro i claustrofobici recinti del genere. Non è perbenismo il mio, ne faccio una questione estetica: la successione degli eventi è scontata, lo stile piatto.
Per dovere di cronaca mi limito a registrare che i libri di Carlotto sono tradotti in molte lingue e vendono molte copie: ora, che un italiano si faccia conoscere nel mondo per meriti artistici e non per dare il nome a dei bordelli fa sempre piacere, ciò nonostante la popolarità di uno scrittore non è un buon motivo per comprare le sue opere, cercherò di ricordarmelo la prossima volta.
Voto
Per il lettore comune 6, per gli amanti del genere 7-.
La citazione
Non ho trovato nulla che mi abbia colpito in particolare, tuttavia la spiegazione del finanziamento occulto dei partiti, il meccanismo della corruzione negli appalti pubblici e del riciclaggio del denaro sporco rendono almeno il libro degno di essere letto.
Clicca qui per leggere le altre recensioni su "Alla fine di un giorno noioso", tutte positive (io, lettrice appassionata di Scerbanenco, rimango comunque del mio parere).
Video di una breve presentazione del libro dello stesso autore.
pp. 177
Edizioni e/o
Euro 17
recensione di
Paola Borraccino
Avevo sentito parlare spesso dei libri di Massimo Carlotto e dei premi prestigiosi che ha vinto, specie per Arrivederci amore, ciao, per cui ho acquistato il romanzo noir Alla fine di un giorno noioso abbastanza fiduciosa.
Ebbene, il fatto che l'incipit e la lettura random di alcune pagine non mi avessero soddisfatto avrebbe già dovuto fornirmi qualche indicazione sulla qualità del libro, invece io ho ignorato la prima impressione e ho voluto leggere integralmente la storia.
"In una tranquilla città del Veneto, Giorgio Pellegrini gestisce un locale alla moda: giocattolo perfetto con cui siglare accordi sottobanco con politici corrotti, giri clandestini di prostituzione d'alto bordo, traffici illegali e appalti truccati". Dietro questa giostra coloro che muovono i fili sono persone insospettabili, molto attente a mantenere una parvenza di rispettabilità.
Insomma, ipocrisia e illegalità, purtroppo ordinaria amministrazione di un Paese a coriandoli che sta smarrendo il senso del decoro e la solidarietà sociale.
Che dire, però, del risultato artistico? Deludente.
L'ambientazione è ben descritta: il sottobosco della politica, tra portaborse, semplici pedine, un certo tipo di imprenditori furfanti e amministratori pubblici corrotti, tutti con la coscienza pulita (perché mai usata). Per il resto l'opera è molto povera, sembra un fumettone; sì, anche avvincente in alcuni passaggi, però i personaggi sono inconsistenti, delle vere e proprie figure di carta.
In certe scene, poi, verrebbe voglia di prendersi un manga spinto, perché perlomeno lì certe scene di sesso sado-masochista hanno una regia più curata, senza contare che sono più credibili.
Sorge, poi, spontanea una domanda: Massimo Carlotto quali compagne di banco ha frequentato a scuola? Non conosceva le sorelle degli amici? Si reca a fare la spesa al supermercato?
Tutto questo per dire: Carlotto non conosce una donna normale, che abbia un minimo di personalità che non sia necessariamente una mignotta o patetica? E basta, non se ne può proprio più di questi stereotipi!
Anche uno scrittore di noir si deve porre il problema di non circoscrivere la sua narrazione entro i claustrofobici recinti del genere. Non è perbenismo il mio, ne faccio una questione estetica: la successione degli eventi è scontata, lo stile piatto.
Per dovere di cronaca mi limito a registrare che i libri di Carlotto sono tradotti in molte lingue e vendono molte copie: ora, che un italiano si faccia conoscere nel mondo per meriti artistici e non per dare il nome a dei bordelli fa sempre piacere, ciò nonostante la popolarità di uno scrittore non è un buon motivo per comprare le sue opere, cercherò di ricordarmelo la prossima volta.
Voto
Per il lettore comune 6, per gli amanti del genere 7-.
La citazione
Non ho trovato nulla che mi abbia colpito in particolare, tuttavia la spiegazione del finanziamento occulto dei partiti, il meccanismo della corruzione negli appalti pubblici e del riciclaggio del denaro sporco rendono almeno il libro degno di essere letto.
Clicca qui per leggere le altre recensioni su "Alla fine di un giorno noioso", tutte positive (io, lettrice appassionata di Scerbanenco, rimango comunque del mio parere).
Video di una breve presentazione del libro dello stesso autore.
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